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martedì 24 ottobre 2017

Cenni storici

Lo Stemma della città di Chivasso

 

Lo stemma di una città, com'è noto, è un'immagine che può condensare in simboli e allegorie una storia anche illustre e risalente a molti secoli addietro: tale è certo il caso delle insegne araldiche di Chivasso.
Lo scudo civico è stato descritto in questi termini dallo studioso Umberto de Ferrari di Brignano (1945): "troncato: nel primo, di rosso alla chiave di argento, in palo, con gl'ingegni in alto, volti a destra; nel secondo, d'argento alla chiave di rosso pure in palo, con gli ingegni in alto rivolti a sinistra".
I colori rosso e argento che vi compaiono sono un omaggio alla stirpe degli Aleramici, marchesi del Monferrato nonché signori di Chivasso dal 1164 al 1305, quando - con la morte di Giovanni I detto il Giusto - se ne estinse la linea maschile e del territorio monferrino furono investiti i Paleologi.
Le due chiavi sono - a quanto sostiene lo studioso Carlo Vittone (1904) - un'allusione al più antico protettore celeste della città: san Pietro apostolo, che ha infatti come principale attributo iconografico le due chiavi del Regno dei Cieli consegnategli dal Cristo stesso. Pietro era il titolare della prima chiesa collegiata di Chivasso, distrutta dagli invasori francesi nel 1542: sappiamo addirittura, grazie al Borla (1773), che le chiavi di questo antico edificio venivano imposte agli infermi e in specie agli ammalati di rabbia, al fine di ottenere la loro guarigione. Non dobbiamo, infine, dimenticare che il Principe degli Apostoli era anche il protettore dei poveri pescatori che si procacciavano da vivere lungo i fiumi intorno l'abitato.
La più antica attestazione dell'arme di Chivasso, nella forma precedentemente descritta, si trova nel frontespizio - ornato di decorazioni a silografia - d'un volume stampato nella cittadina l'anno 1533: si tratta di una consolidazione di diritto locale, compilata dal nobile Bernardino Siccardi e intitolata Iurium municipalium incliti oppidi seu burgi Clavassii [...] digesta collectio.
Secondo lo storico Giuseppe Borla, fin dal 1614 lo scudo dovette portare come cimiero una gru che reca nella zampa destra un sasso. La gru è un'usuale allegoria della virtù detta "vigilanza"; in uno dei testi più diffusi durante il primo Seicento, ovvero nell'Iconologia di Cesare Ripa - raccolta di descrizioni di figure allegoriche - è infatti narrato un fantasioso comportamento di tali uccelli. Essi, riporta il Ripa, volano usualmente in gruppo e, quando si posano sul suolo, affidano ad un membro dello stormo il compito di tenere sollevato un sasso stringendolo in una zampa: se qualche pericolo si avvicinerà, la gru "sentinella" potrà così far cadere la pietra a terra, provocando rumore e facendo volare via le compagne.
Fuori di metafora, il significato del cimiero era questo: Chivasso era l' "antemurale" di Torino, era cioè una città fortificata che avrebbe dovuto respingere i nemici diretti verso la capitale dello stato sabaudo, o perlomeno ritardare il loro arrivo; ogni cittadino aveva perciò il compito di rimanere in perenne stato d'allerta per il bene comune: questo è infatti il senso del motto civico in latino "UnioFortis" - "unione forte" o, per tradurre più liberamente, "l'unione fa la forza" -.
L'elmo che sosteneva il cimiero venne abbandonato nel Settecento, dopo che a Chivasso fu conferito il rango di città (1690) - meritato grazie alla strenua fedeltà degli abitanti a Casa Savoia in tempo di torbidi e di assedi - e dopo che venne gratificata del titolo di contessa di Castelrosso (1695). Lo stemma civico cominciò così ad essere raffigurato con due rami di palma come sostegni; questo tipo di fronda è, infatti, il tradizionale simbolo delle città che hanno sostenuto eroicamente degli assedi: e i Chivassesi poterono ben meritare questo attestato di benemerenza, soprattutto dopo aver sopportato le cannonate dei Francesi nel 1705; al di sopra dello scudo, inoltre, fu posta una corona comitale, che usualmente - ma non sempre, per quanto riguarda le raffigurazioni di duecento anni fa - presenta sedici perle di cui nove visibili.

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