
12 MAGGIO 1944 12
MAGGIO 2004
60° Anniversario del 1°
bombardamento aereo
sulla Città di Chivasso
a cura di Pietro Nolli

(Foto
archivio personale del sig. L. Arduino )
INCURSIONI AEREE SULLA CITTÀ
DI CHIVASSO: 1944-1945
Notizie e
fotogrammi raccolti da varie fonti, in merito ai bombardamenti subiti dalla
Città di Chivasso durante l’ultima parte del secondo conflitto mondiale.
COSTRUZIONE DEL RIFUGIO ANTIAEREO
PER LE SCOLARESCHE DEL CAPOLUOGO
Nella prima decade del mese
di Settembre 1940, il Podestà di
Chivasso Dott. Cav. Giuseppe BERTOLO, su invito di Sua Eccellenza il Prefetto
di Torino, con delibera n° 214 del 14 Settembre 1940, incarica l’impresa
FERRERO Luigi di Brusasco di costruire, per l’imminente apertura dell’anno
scolastico 1940-1941, un rifugio antiaereo per gli alunni delle Scuole del
Capoluogo “di guisa che le famiglie abbiano la sicurezza che i loro figli hanno
presso la scuola una protezione antiaerea non minore di quella che avrebbero in
casa”.
CONSIDERAZIONI TECNICHE SULLA COSTRUZIONE
DEL RIFUGIO
AL CAMPO SPORTIVO (°)
“Per prima cosa si sono
studiate attentamente le condizioni del cantinato degli Edifici Scolastici e
risultò che solo il cantinato dell’Istituto Tecnico D. Cosola può essere
adattato con sufficiente garanzia allo scopo, con opportune sistemazioni e
chiusure di aperture.
Le strutture di tale edificio sono in cemento armato ed esistono sopra
il cantinato n° 4 orizzontamenti.
Nel citato cantinato, sistemato con panche di fortuna, illuminato,
convenientemente aerato, possono trovare posto tutti gli alunni dell’Istituto
Tecnico, i Professori, tutti i bambini dell’adiacente Casa della Madre e del
Bambino con personale addetto e circa un centinaio di bambini della vicinissima
Scuola Elementare.
Il cantinato del grande edificio delle Scuole Elementari e Scuola di
Avviamento Professionale, non risponde a buone norme di sicurezza quantunque
anche questo edificio abbia struttura in cemento armato. Infatti tale edificio
sebbene costruito solo nell’anno 1921, ebbe già a subire opere di
consolidamento degli orizzontamenti causa cedimenti forse dovuti a movimenti
delle fondazioni posate su terreni alluvionali di antico letto del Po.
Per quanto sopra ed in considerazione che tali condizioni non sono
migliorate, anche se non si notarono ulteriori sensibili movimenti, che le
scale d’accesso al cantinato non rispondono assolutamente al fabbisogno, che
quasi certamente il più basso orizzontamento non potrebbe forse sostenere il
crollo dell’edificio soprastante e che tutto l’insieme dell’edificio non
presenta quella sicurezza che può dare tranquillità morale e particolarmente dovendo ospitare 600 bambini (°°), si è
stabilito di risolvere diversamente il problema costruendo un opportuno
ricovero.
Molto bene si può prestare l’adiacente Campo Sportivo confinante col
cortile delle Scuole e quindi comodamente accessibile alle scolaresche
attraverso opportune aperture comunicanti.
In tale località ed in tutte le adiacenze alle Scuole, è da scartare la
possibilità di costruire opportune trincee di protezione per il fatto che la
vicinanza del Po e la bassa quota del terreno provocano infiltrazioni d’acqua
che a volte, a seconda del livello del fiume, arrivano al piano della campagna
e quindi renderebbero inservibili le trincee inondate completamente.
La migliore soluzione del
problema, dopo attento esame, è
parsa quella di costruire il ricovero leggermente il rilievo
rispetto al piano di campagna ed usufruire dell’orizzontamento di copertura
quale opportuna tribuna per il campo da
gioco, tribuna che d’altra parte era già stata studiata e sarebbe stata
costruita se le attuali contingenze non lo avessero impedito.
Il Campo Sportivo è infatti privo di qualsiasi gradinata o tribuna per
il pubblico”.
(°) - Ora denominato G. Pastore.
(°°) - 480 alunni delle
Elementari + 70 bambini ospiti della
Casa della Madre + il personale.


Disegno che rappresenta la dislocazione del rifugio antiaereo come da
progetto
(tratta dall’Archivio Comunale)
PROGETTO PER LA COSTRUZIONE DEL RIFUGIO
AL CAMPO SPORTIVO
“Il progetto della ditta FERRERO prevede la costruzione a lato del
campo di gioco su una superficie fra detto campo ed il muro di cinta. Detta
superficie ha forma trapezoidale non avendo il muro di cinta andamento
parallelo al limite della pista di corsa contornante il campo di gioco.
La fronte della costruzione verso il campo da gioco è di
metri 40 più, ai due lati, le scale d’accesso. L’orizzontamento è
costituito da un tratto trapezoidale di piano inclinato e da una serie di
cinque alzate formanti la gradinata ove il pubblico troverà posto. Al centro vi
è uno spazio adattato a tribuna d’onore con corpo sopraelevato rispetto ai
gradini adiacenti.
L’altezza variabile dell’orizzontamento è di m.
2,65 dal piano del campo di gioco sino ad un massimo di m. 4,20 nella parte appoggiata all’esistente muro di cinta
convenientemente rifatto e rinforzato con getto di calcestruzzo armato. Alle
scale, alla tribuna d’onore e lungo tutto il filo esterno della costruzione,
sarà eretto un parapetto con copertura adatta.
Nel getto del cemento armato dell’orizzontamento saranno posate delle
quadrelle di vetro onde rendere più illuminati i locali sottostanti. Onde dare
punti d’appoggio alle solette ed ai gradini calcolati e funzionanti come tante
travi, il locale ricavato risulterà diviso in tanti scomparti da muri di
cemento, locali che nel tempo futuro potranno essere adattati a spogliatoi e
servizi pel Campo Sportivo e che attualmente assolveranno appunto al compito di
creare un abbastanza sicuro ricovero alle scolaresche.
Le aperture ricavate verso il campo, nel muro di elevazione, saranno
convenientemente chiuse con la posa di rotaie di pietra di proprietà del
Comune, chiusura a carattere provvisorio e che potrà essere sostituita
nell’avvenire da opportuni serramenti. Sotto il piano di posa del pavimento
sarà steso un sottofondo di ghiaia grossa onde favorire lo scolo delle acque
per le quali è prevista la possibilità di costruire la fogna di raccolta
posando già tubi attraverso il getto di calcestruzzo delle fondazioni e
formando opportuni pozzetti in muratura.
Su tutto l’orizzontamento verrà posta
della terra in riporto e per lo spessore
di m. 1 onde ottenere una maggior protezione contro i colpi di bombe.
Saranno inoltre aperti due convenienti passaggi nel muro di cinta fra il
cortile delle scuole ed il Campo Sportivo e fra il cortile della G.I.L. ed il
Campo Sportivo”.

Sezione trasversale del rifugio antiaereo del campo sportivo
(tratta dall’Archivio Comunale)
CONSEGNA LAVORI E SPESA SOSTENUTA PER LA
COSTRUZIONE DEL RIFUGIO
“In data 16 Settembre 1940
viene effettuata la consegna dei lavori
alla ditta FERRERO e in data 16 Ottobre
1940 viene sottoscritta dal geometra comunale la dichiarazione dell’ultimazione dei lavori del rifugio
antiaereo per le scolaresche del Capoluogo.
La spesa sostenuta è stata pari a Lire
96.610,20”.
Nota -
A lavori di realizzazione già avanzati, ci fu il rischio di non vedere
ultimata l’opera in quanto risultava in
contrasto con il Regio Decreto Legge del 7 Settembre 1939 n°
1326.
Con riferimento a tale
decreto, che vietava tassativamente l’impiego del cemento armato e del ferro
nelle costruzioni, il Prefetto di Torino comunicava al Podestà di Chivasso,
l’obbligo di sospendere i lavori i quali non avrebbero mai potuto ottenere il
benestare del Genio Civile.
La quantità complessiva di
ferro, (tondino usato) già in
precedenza in possesso dell’Impresa impiegato per la costruzione fu di 50 quintali.
Dopo vari scambi epistolari,
la Prefettura, con prot. n° 3642 datato 23 Gennaio 1941, comunicava al Podestà
di Chivasso la concessione della sanatoria in virtù della particolare
importanza ed urgenza della costruzione già ultimata e funzionante.
CREAZIONE DI ALTRI RIFUGI PER SCUOLE MEDIE
E POPOLAZIONE
Successivamente alla costruzione
ex novo del rifugio antiaereo nel Campo di calcio, il Comune di Chivasso ha
provveduto ad attrezzare con opportuni arredamenti, i sotterranei della Scuola
Media “Demetrio Cosola” (ex Istituto Tecnico) onde poter ospitare in caso
di necessità, gli alunni e il personale relativo, della Scuola d’Avviamento
Professionale (n° 185 alunni) e della Media (n° 135 alunni) per un totale di circa 350 persone.
Tali locali sono stati ritenuti sufficientemente sicuri e spaziosi, ben
costruiti, rinforzati da opportune opere di puntellamento, provvisti di uscite
di fortuna, protetti da 2-3 solai in cemento armato, da un soffitto a tavelloni
e da un tetto in tegole sovrastanti.”
Un altro ricovero era stato
in precedenza costruito dalle Ferrovie statali, nell’area interna allo scalo
merci della stazione ferroviaria di Chivasso. Tale rifugio, nato per
proteggere, in caso di allarme, preminentemente i dipendenti e i viaggiatori
delle ferrovie, venne anche utilizzato dai cittadini chivassesi, fino al
bombardamento del 12 Maggio 1944 durante il quale venne centrato in pieno dalle
forze aeree alleate.


Ricovero antiaereo costruito all’interno dello scalo ferroviario,
indicato dalla freccia
(Cartolina
dall’archivio personale della sig.ra A.
Laidelli)
AVVENIMENTI BELLICI
Dopo l’Armistizio stipulato
con gli Alleati ed annunciato alla Nazione l’8 Settembre 1943, il territorio
nazionale è diventato campo di scontro armato tra l’Esercito italiano (dissolto
quasi totalmente) e nuovi alleati anglo-americani da una parte e le truppe,
ancora presenti in Italia, dell’ex alleato tedesco dall’altra.
Il Governo italiano e le
Autorità politiche e militari, stabilitesi a Brindisi, offrono subito agli
Alleati la collaborazione delle forze disponibili (circa 430.000 uomini) anche
se non in piena efficienza operativa, allo scopo di mitigare le durissime
condizioni dettate dall’Armistizio e facilitare l’avanzata degli
anglo-americani verso le regioni settentrionali della penisola per ottenerne la
definitiva liberazione.
Anche la nostra città ancora
occupata, a cavallo degli anni 1944-’45, dalle Milizie fasciste, dal Presidio
della 1ª Brigata Nera ”Ather Capelli” e da una guarnigione tedesca, è stata
considerata dagli Alleati per la sua posizione geografica, un obiettivo
strategico da colpire con interventi dal cielo non potendo in quel periodo
ancora operare con Reparti terrestri.
Fin dal 1940 il Ministero della Guerra-Direzione Centrale
della Protezione Anti Aerea, (C.C.P.A.A.) con circolare n° 8303/159 datata
3 Agosto 1940 diramata a tutte le Prefetture del Regno, disponeva e ordinava a
tutti i Comitati Provinciali di Protezione A.A. ( da cui dipendeva anche la
Sezione di Protezione Anti Aerea di Chivasso dislocata nel palazzo comunale) “di impiantare
a far luogo dal 10 Giugno 1940 (data della dichiarazione di guerra alla
Francia e Inghilterra) di un DIARIO DI GUERRA dove giornalmente siano annotati:
a)
eventuali segnalazione di
allarme e loro durata (*);
b)
eventuali incursioni aeree
precisando gli obiettivi colpiti, i danni prodotti ed i soccorsi
prestati;
c)
l’attività svolta dal
C.P.P.A.A. nelle anzidette circostanze e quanto altro possa riuscire
utile
conoscere, a distanza di tempo, intorno a tale attività”.
Su detto “Diario di guerra”, conservato
nell’Archivio storico comunale, sono state annotate giornalmente a partire dal
10 Giugno 1940 fino al 6 Giugno 1944, tutte le segnalazioni riguardanti gli allarmi e preallarmi aerei delle
incursioni aeree degli Alleati (definiti ironicamente dalla stampa del periodo “LIBERATORI”) di cui si riassumono di
seguito le più significative:
·
Anno 1940 - segnalati n° 29 Allarmi e n° 2 Preallarmi;
12 GIUGNO -1° Allarme;
27 AGOSTO -15° Allarme: Apparecchi nemici sorvolano la città e dintorni; getto
di razzi luminosi e manifestini; azione dalle postazioni di mitragliatrici;
è stato rinvenuto presso la frazione di Pratoregio, n° 1 involucro di paracadute di razzi;
6 SETTEMBRE -22° Allarme: Apparecchi nemici sorvolano i dintorni della città;
getto di razzi luminosi presso la frazione Boschetto.
·
Anno 1941 - segnalati n° 10 Allarmi e n° 16 Preallarmi (il 22 Giugno è stata dichiarata
guerra alla Russia).
·
Anno 1942 - segnalati n° 37 Allarmi e n° 35 Preallarmi;
18 NOVEMBRE -18°
Allarme: - N° 2 bombe incendiarie di grosso calibro sono state lanciate presso
la frazione Torassi di cui una non
esplosa (nessun danno alle persone e cose); nella frazione Castelrosso sono stati lanciati diversi razzi ed una bomba
incendiaria che è caduta nella piazza provocando la rottura di alcuni vetri
della chiesa e cose vicine (nessun danno alle persone); contegno popolazione
calmo e disinteressato.
·
Anno 1943 - segnalati n° 61 Allarmi e n° 97 tra Preallarmi e Allerta.
·
Anno 1944 - segnalati n° 23 Allarmi e n° 39 Preallarmi (o di Allerta) fino al 4 Giugno data
dell’ultimo rilevamento
registrato sul “Diario di Guerra” prima che la sua gestione venisse trasferita
alla segreteria dell’U.N.P.A.(**)
12 MAGGIO – Ore 0,9: segnale di Allerta; ore 1,7 cessato;
Ore 9,15: 18° segnale di Allarme:-INCURSIONE AEREA: apparecchi nemici
sorvolano la città sganciando sul centro ed alla periferia, numerose bombe
dirompenti di medio e grosso calibro. Oltre al ricovero dei poveri vecchi
(Opera Pia Clara) e il Dispensario Antitubercolare, sono state colpite, case
civili, rurali e cascinali.
Ingenti i danni, morti e numerosi feriti; contegno della popolazione
calmo e disciplinato.
L’opera di pronto soccorso si è iniziata immediatamente; vi hanno
partecipato i Militi della Croce Rossa, i Vigili del Fuoco del Distaccamento di
Chivasso e di Gassino, la locale squadra dell’U.N.P.A., truppe della
G.N.R.(***) e truppe germaniche. La popolazione civile ha prestato la sua opera
coadiuvando nel trasporto dei feriti all’Ospedale Civico e portando i primi
soccorsi ai feriti leggeri.
I morti si calcolano in un centinaio ed i feriti quattrocento.
Le bombe sganciate si calcolano da 250 a 300, il 99% esplose.
Qualche incendio sviluppatosi, è stato prontamente domato dai Vigili
del Fuoco.”

Come
si presentava dopo il 1° bombardamento un caseggiato di Via Paleologi
(Foto
dall’archivio personale della sig.ra M. Teresa
Taraglio)
Alla prima cruenta incursione del 12 Maggio, fecero
seguito altre 34 azioni aeree di bombardamento
e mitragliamento sulla città e dintorni nelle date:
·
Anno 1944 - 22 Giugno; - 22/24/25/26
Luglio; - 2/20 Agosto; - 3/5/9/11 Settembre; -
7/11/28
Ottobre; - 1/14/31 Dicembre.
·
Anno 1945 -
1/8/9/18/20/21/22/25/28/30 Gennaio; - 6 Febbraio; - 29 Marzo; -
1/10/15/16/22
Aprile.
Da altri documenti esaminati
nell’Archivio comunale di Chivasso riguardanti la “Richiesta di indennità di
bombardamento” inoltrata dal Sindaco BISACCA Domenico al Prefetto di Torino
(dott. CIOTOLA) in data 6 e 10 Ottobre 1946, risulta l’entità numerica
ufficiale delle vittime registrate all’ufficio comunale preposto, che
complessivamente si riassume in:
·
Morti per incursioni aeree = 104 di cui:
n° 73 il 12 Maggio 1944
n° 7 il 22 Giugno 1944
n° 4 nel
Luglio 1944
n° 2 nell’Agosto 1944
n° 1 nel
Settembre 1944
n° 9 nell’Ottobre 1944
n° 1 nel Dicembre 1944
n° 4 nel Gennaio 1945
n° 3 nell’Aprile 1945
·
Feriti = 375
·
Invalidi = 14
·
I danni materiali sono stati stimati in 400 milioni di Lire.
Si presume però che il numero dei morti e dei feriti sia maggiore, tenuti presenti i casi di
colpiti da incursioni aeree sull’autostrada o su strade provinciali non
segnalati al Comune di Chivasso.

Altri effetti devastanti del bombardamento in Borgata “Corona”
(Foto dall’archivio personale
della sig.ra M. Teresa Taraglio)
(*) Classificazione dei tipi di allarme
Dalle ore 12,00 del 29
Settembre 1944, il C.C.P.A.A. comunica che “in
aggiunta ai normali suoni di sirena di allarme, per la Provincia di Torino
verranno trasmessi anche via radio dalla stazione EIAR di Torino sull’onda
media di m. 238,5 pari a kilocicli 1258.
I segnali d’allarme in vigore dal l’1 Febbraio 1945 vengono così
definiti:
§
Allarme: - 10 suoni della durata di
3 secondi ad intervalli di 3 secondi;
§
Limitato pericolo: - 3 suoni della durata di
13 secondi ad intervalli di 10 secondi;
§
1° cessato allarme: - viene dato dopo
l’allarme con segnale acustico come per limitato
pericolo;
§
Cessato allarme: - 1 suono della durata di
60 secondi
Quando le sirene
dell’impianto cittadino non funzionavano in tutto o in parte, altre sirene
venivano montate su biciclette dei Vigili Urbani, portate a mano in postazioni
fisse o venivano utilizzate quelle degli stabilimenti industriali. (nota dal
giornale “La Stampa”
del 30 Gennaio 1945).
(**) U.N.P.A.
Unione
Nazionale Protezione Antiaerea
suddivisa in Comandi Provinciali. Da quello di Torino era gregaria la Sezione
di Chivasso i cui dipendenti delle formazioni mobilitate (molti erano delle
classi anziane) erano assimilati ai militari alle Armi.
(***) G.N.R. - Guardia Nazionale Repubblicana.

Caseggiati distrutti in Stradale Torino, Borgo S. Pietro
(Foto dall’archivio personale del sig. L. Arduino)
SOTTOSCRIZIONE A FAVORE DEI SINISTRATI
Subito dopo la prima e più
disastrosa incursione aerea ad opera di n°
36 “Fortezze Volanti” (bombardieri simili ai più
recenti B52) dell’aviazione americana, si è costituito spontaneamente un
Comitato cittadino coordinato dal Commissario Prefettizio Carlo CHIAVELLI,
incaricato di raccogliere contributi e oblazioni a favore delle famiglie
colpite dall’incursione.
A questa lodevole iniziativa
partita il 17 Maggio 1944 e terminata il 26 Febbraio 1945, hanno risposto, 37
donatori tra banche, ditte e privati cittadini per una somma complessiva raccolta
di Lire 154.085, somma suddivisa e distribuita in ragione dei danni e delle
necessità accertate, a 184 famiglie
chivassesi che ne hanno beneficiato.
INTITOLATA UNA VIA DI CHIVASSO
Nella seduta n° 26 del Consiglio Comunale del 4 Agosto 1951, a perenne memoria del
disastroso e più sanguinoso bombardamento subito dalla città, è stato
deliberato con 18 voti favorevoli e 7 astenuti, di intitolare una traversa
ancora anonima di via Blatta, “Via XII Maggio 1944” nella zona Nord della
città, oltre ferrovia.

Altri danni provocati dal bombardamento del 12 Maggio 1944 in Borgata “Corona"
(Foto dall’archivio personale
della sig.ra M. Teresa Taraglio)
ALCUNE TESTIMONIANZE DEI TRAGICI EVENTI
Ileana G.:
- una delle più giovani vittime chivassesi ricorda:
“GUARDA QUANTI AEREI,....POI
PER ME FU IL BUIO”
“Ancora oggi, quando sento un
rumore che in qualche modo mi genera paura, la mia ansia è di guardare verso
l’alto. Per me il pericolo viene sempre dal cielo. Sono passati 60 anni ma per
me quel funereo 12 Maggio 1944 è indelebilmente scolpito nei miei ricordi.
Avevo 9 anni, orfana di madre dall’età di 3, vivevo con la nonna e le zie in
piazza della stazione, frequentando la scuola delle suore in via dell’Asilo, il
caso volle che quel mattino appena arrivata a scuola, vedendo la porta
d’accesso aperta mi assalì una irresistibile voglia di uscire, di marinare la
scuola si direbbe oggi.
Non l’avevo mai fatto, ma quel giorno non seppi resistere. Abbandonai
l’Istituto e finii a sedermi sulle
panchine della stazione con altre due compagne, Anna e Santina. Alcuni
conoscenti mi riconobbero e avvertirono mia zia , che infuriata venne a
prendermi per riportarmi a casa. Entrando nel cortile di casa mia udii il
cugino gridare ‘guarda quanti aerei’ e le mie ultime parole furono ‘dove,
dove?’. Poi il buio.
Ricordo che poi la mia vista lentamente metteva a fuoco un balcone
diroccato, circondato da una fitta nebbia e mia nonna che atterrita cercava di
ricompormi la gamba straziata con delle assicelle prese da una cassetta di
frutta. Ricordo un camion che mi trasportava all’Ospedale, poi nuovamente il
buio. Rischiavo di morire, avevo una gamba semi staccata e l’altra gravemente
ferita e una lesione al braccio”.
Ileana G. una delle più
giovani vittime del bombardamento di Chivasso, ha oggi 69 anni e vive sola. Una
vita normale conquistata però duramente al prezzo di molte umiliazioni, di infiniti
sensi di frustrazione, di quotidiane emarginazioni nei confronti delle persone ‘normali’.
“Non mi sono mai arresa e
sono riuscita a vivere un’infanzia senza troppi problemi. Vennero però i
vent’anni e fui costretta a prendere coscienza della mia situazione di diversa”.
Il tragico 12 Maggio in
fondo per Ileana non è mai finito, così come la guerra per lei è continuata,
sempre presente nel suo spirito e nel suo corpo; l’ha letta incessantemente
negli occhi di un prossimo pieno di pietà, l’ha combattuta contro chi la voleva
rassegnata a considerare la propria sofferenza come merito acquisito "per salvare qualche anima in
purgatorio", l’ha sofferta quando adolescente si è affacciata, con gli
stessi diritti degli altri, alla vita.
“Questi sono ricordi miei, ai
giovani di adesso forse, possono apparire come scene di un film, ma viverle in
prima persona con il trauma che ne consegue, ti segna per tutta la vita. La
paura che ancora adesso vivo è che quei tempi possano tornare. Spesso guardo
questi giovani e mi chiedo se si rendono conto che da un momento all’altro
possiamo ricadere in quella situazione, se non peggio. La guerra mi ha rubato
metà della vita, lo Stato mi ha offerto
poi, nel ‘49, sei mila lire come debito mensile vitalizio, che si è
accresciuto negli anni fino a raggiungere attualmente la cifra di 500 Euro”.

Fabbricati distrutti in via
Paleologi
(Foto dall’archivio personale della sig.ra M. Teresa Taraglio.)
Silvia D.:-
abitante in frazione Castelrosso rivive ogni anno la sua amara e terribile
esperienza:
“UNA STRANA TRAGICA
SENSAZIONE”
“Mi trovavo sfollata (°) con
la mia famiglia a Castelrosso proveniente da Torino dove avevamo la residenza
abituale, avevo appena compiuto i 14 anni e terminato di frequentare le scuole
di Avviamento Commerciale di Chivasso.
Da poco tempo ero stata assunta nello studio tecnico dell’ing. Ugo
Rivetti, progettista edile, e quella mattina del 12 Maggio chiesi al
"Principale" di lasciare il posto di lavoro perché in preda ad una
agitazione e preoccupazione dettata da una strana sensazione di pericolo e di
paura dopo aver udito l’ennesimo allarme suonato dalle sirene. Dati gli eventi
bellici, sentivo nell’aria che poteva accadere qualcosa di importante ma di
segno negativo per me, per i miei famigliari e parenti.
L’ing. Rivetti un pò meravigliato, acconsentì alla mia richiesta ed io
inforcata subito la bicicletta presi la direzione della stazione ferroviaria
passando per via Torino, via Roma e giunsi nei pressi dell’Albergo Italia dove
abitava una mia zia.
Conoscendo la sua testardaggine e l’assoluta tranquillità a
sottovalutare il pericolo, la invitai caldamente ad allontanarsi
dall’abitazione con la figlioletta Miranda di soli 11 mesi, per mettersi in
zona più sicura. Alle mie insistenze e nonostante si sentisse già il cupo
rumore degli aerei, mi rispose di “farmi furba” e di “andare pure” senza di lei.
Ma mentre la inducevo a seguirmi, entrambe vedemmo improvvisamente nel cielo lo
schieramento e la sagoma degli aerei bombardieri che si avvicinavano.
Alla vista la zia si impressionò e si impaurì a tal punto che svenne;
io senza perder tempo presi mia cuginetta in braccio e cominciai a correre per
cercare il riparo più vicino. Mi sentivo morire, mi mancava il respiro
dall’affanno e dal peso della bambina che tenevo in braccio cercando di
proteggerla; un signore distinto che in bicicletta passava in quel momento, non
potè darci alcun aiuto.
In pochi istanti successe il finimondo; mi trovai di colpo scaraventata
a terra, lungo il muro dell’edificio dell’Azienda Elettrica ( ora palazzina
ENEL di P.zza Garibaldi) provocato dallo spostamento d’aria dello scoppio delle
bombe, quasi sommersa dalle macerie e polvere sollevata dal crollo delle case
circostanti, con gli abiti a brandelli e la cuginetta sotto di me che rantolava
per la mancanza di ossigeno.
Memore delle istruzioni ricevute dai componenti l’U.N.P.A. ho
provveduto ad imbavagliare la bambina per permettere il filtraggio dell’aria
quando vidi che la piccola era bagnata di sangue, non del suo ma del mio
sangue, come subito dopo mi accorsi che inzuppava i miei indumenti ormai
ridotti a stracci.
Durante il “bombardamento a tappeto” ho visto a terra nelle vicinanze, il corpo maciullato del ciclista che
non mi aveva potuto offrire aiuto pochi istanti prima e saltare in aria il
rifugio della stazione ferroviaria entro il quale si erano diretti alcuni
passanti per trovarvi ricovero.
Non posso descrivere, se non provando ancora oggi profonda commozione e
dolore, la scena che appena riuscii a intravedere prima di fuggire con la
bimba, lontano dalla zona funestata in cerca di maggiore sicurezza. Mi ritrovai
poco dopo con numerosi altri feriti lungo i viali alberati prima del canale
Cavour senza sapere come vi ero giunta e con l’angoscia e il pensiero rivolto
ai miei genitori e