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Questa chiesa, la cui fondazione si deve alla volontà
dei marchesi del Monferrato, fu consacrata nel 1429 quando era ancora
incompiuta. La facciata dell’edificio si mostra ricca di notevolissimi fregi e figure in cotto di
gusto tardogotico, databili forse, nelle parti più antiche, alla fine del
Quattrocento. Fra le immagini modellate riconosciamo dodici Profeti
(simboleggianti l’Antico Testamento) e i dodici Apostoli (simboleggianti la
predicazione del Vangelo): queste ventiquattro effigi a figura intera,
inserite fra eleganti baldacchini e peducci, incorniciano il portale, che
reca le raffigurazioni della Madonna col Bambino e di altri santi. Nella
cuspide del portale si scorge il Redentore, affiancato dalla Vergine Annunziata e dall’Arcangelo Gabriele:
al di sopra del Cristo si apre il magnifico rosone, sormontato a sua volta
dalla figura di un angelo che reca il tondo raggiato con il monogramma del
Nome di Gesù.
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La facciata del Duomo col campanile pubblicata
dalla rivista “Cento città d’Italia” , anno 1899
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Sul fianco destro della facciata si innalza il poderoso
campanile, eretto nella seconda metà del Quattrocento: originariamente
culminava in un’alta guglia ottagonale coperta di lamiere di latta. La
cuspide venne definitivamente abbattuta
durante l’assedio del 1705 e sostituita, pochi anni dopo, dalla tozza
cella campanaria che si vede ancor oggi. Una curiosità: nonostante la
distruzione della guglia metallica i Chivassesi hanno conservato fino ad oggi
il soprannome scherzoso di “facia ëd tòla” (“faccia di
latta”).
L’interno
della chiesa è stilisticamente eterogeneo: alcune delle strutture gotiche in
mattoni, visibili soprattutto nella navata destra, sono state rimesse in luce
negli anni Trenta del Novecento e poi nuovamente decorate. Questo ha
provocato la parziale distruzione del rivestimento architettonico
neoclassico, dovuto all’architetto Andrea Cattaneo (1824 - 1828). A destra
dell’ingresso, si noti in particolare un Compianto sul Cristo Morto, composto
da grandi figure in terracotta e databile al secondo Quattrocento. Al secondo
altare della navata destra è conservata una tavola, dipinta nel primo quarto del Cinquecento: raffigura
anch’essa il Compianto, ed è uscita
dalla bottega del grande pittore chivassese Defendente Ferrari. Il pulpito in legno risale al sesto
decennio del Seicento e reca finissimi rilievi raffiguranti il Redentore e
gli Evangelisti. Sulla controfacciata, spicca il monumentale organo costruito
da Felice Bossi nel 1843, dotato di circa 3800 canne.
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