Regione Piemonte

ANCORA: Un supporto all'autonomia dei titolari di protezione internazionale

Pubblicato il 9 marzo 2018 • Comune

Chivasso, Ivrea e Parma nel progetto sperimentale del F.A.M.I.

ANCORA: UN SUPPORTO ALL’AUTONOMIA DEI TITOLARI DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE

                                                                              Si cercano tutor

E’ stato presentato mercoledì 7 marzo, a Palazzo Einaudi, il progetto “Ancora-Progetto sperimentale di comunità a supporto dell’autonomia dei titolari di protezione internazionale”, alla presenza dell’Assessore alle Politiche sociali, dottor Claudio Moretti, del funzionario responsabile dello SPRAR del Comune di Chivasso, Licia La Porta, di Giulia Iozza, coordinatrice del progetto Sprar di Ivrea e di Manou Novellino che si occupa della parte operativa del progetto.

In tema di accoglienza, uno degli obiettivi strategici dell’Amministrazione è, infatti, quello di favorire momenti di aggregazione fra i cittadini italiani e stranieri, in un’ottica di sempre maggiore integrazione.

Per questo motivo, il Comune di Chivasso ha aderito ad uno dei progetti, finanziati mediante i fondi F.A.M.I. (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione), denominato “Áncora”, in partenariato con la Cooperativa Sociale Marypoppins di Ivrea, il Comune di Parma (capofila) ed altri soggetti istituzionali.

I percorsi di integrazione dei rifugiati, necessitano di tempi e servizi che vanno al di là dell’accoglienza istituzionale, altrimenti si rischia una marginalità in uscita dall’accoglienza con le relative problematiche sociali e personali che non sono solo dei singoli rifugiati, ma anche delle comunità in cui essi vivono. Per questo si pensa che vadano sperimentate nuove forme e pratiche di accoglienza, di comunicazione e di integrazione tra coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato e società ospitante, focalizzando prima di tutto l’attenzione sulla qualità dei rapporti sociali in cui un rifugiato è inserito e la capacità di muoversi in modo autonomo nella società.

Una maggiore compenetrazione tra risposte istituzionali e risorse informali è ritenuta da molti la chiave per ripensare il sistema di welfare orientato alla sola erogazione di servizi, a un welfare di comunità, in cui il tema delle relazioni sociali solidali e mutualistiche è centrale per superare lo scarto, visibile nei percorsi di accoglienza, tra adattamento passivo e sviluppo di progettualità di vita soggettive.

L’integrazione, infatti, si scontra con barriere, spesso invisibili, ma importanti come la lingua, la burocrazia, i vincoli procedurali, attese implicite sul comportamento e la comunicazione, scarsa sensibilità alle differenze culturali.

Al fine di superare queste barriere, il progetto “Àncora” sperimenta la figura del tutor territoriale dell’integrazione: un soggetto collettivo (associazioni in primo luogo) o individuale, che “adotta” un percorso di integrazione sociale, mettendo a disposizione le proprie competenze relazionali e\o professionali attraverso un rapporto progressivamente più stretto con il rifugiato.

Per ogni singolo soggetto che, in uscita dal progetto S.P.R.A.R. si accinge a iniziare il suo percorso all’interno della comunità cittadina, viene studiato un Piano Individualizzato di Integrazione Territoriale e il tutor attiva la propria presenza e le proprie reti sociali durante tutto lo sviluppo del Piano individualizzato, per facilitare il raggiungimento di una maggiore autonomia emotiva, relazionale e sociale.

Tutte le persone che hanno compiuto la maggiore età possono diventare tutor, un volontario che, mettendo a disposizione un po’ del proprio tempo (non esiste una quantificazione esatta, ma possono essere, approssimativamente, alcune ore la settimana), aiuta la persona a relazionarsi con la comunità cittadina. A questo proposito, è interessante sottolineare il racconto di una signora, diventata tutor di una ragazza, che ha ricordato come: “Anche se abbiamo molti impegni, per un amico troveremmo sempre il tempo per aiutarlo nella realizzazione di un progetto o trascorrendo un po’ di tempo insieme”. Fra gli aiuti principali che il tutor può offrire, c’è anche quello di facilitare la conoscenza e la comprensione del territorio e delle sue dinamiche sociali, politiche, economiche.

“Dopo il momento di emergenza dell’arrivo, quello dell’inserimento nella nostra società è certamente il più importante per queste persone – ha detto l’Assessore alle Politiche sociali, dottor Claudio Moretti -. Anche nella nostra città c’è tanto lavoro da fare proprio sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione: non voglio dire che ci sia intolleranza, ma sicuramente, come nella maggior parte del nostro Paese, c’è una grande indifferenza. Aiutiamo loro per aiutare noi stessi ad essere una società accogliente, capace di esprimere umanità nei rapporti interpersonali”.

Tutti i cittadini che desiderano avere maggiori informazioni sulla figura del tutor possono inviare una richiesta all’indirizzo e-mail: associazione.nemo@gmail.com

 E qualora si decida di intraprendere questo percorso, si parteciperà a cinque incontri formatici che serviranno a chiarire meglio i vari ruoli.

Chivasso, 8 marzo 2018

                                                                                                                                      Servizio Informazione