Regione Piemonte

Inventario 1901 - 1963

Ultima modifica 5 ottobre 2017

Questo secondo inventario è relativo al periodo 1901-1963.
Le carte sono ulteriormente separate in due periodi il primo dal 1901-1924 e il secondo relativo 1925-1963 che riprende la numerazione per categoria dal 1925 e comprende documenti fino al 1965.
Questa organizzazione dei documenti è stata realizzata dal Fulchini, incaricato il 24 settembre 1965 con delibera G.M. n.489 (ratificata dalla delibera di G. M. n. 247 del 28.10.1965), ex archivista della Prefettura di Asti, riordinatore già nel Canavese e nell'Alessandrino,che procede al riordino delle carte e alla redazione di quattro copie dell'inventario.
Egli utilizza il prontuario di classificazione delle 15 categorie dividendole all'interno per classi e fascicoli. Istituisce serie a parte per deliberazioni, bilanci, consuntivi, mandati, edilizia privata.
A seguito di questo lavoro nel dicembre 1966 il Sindaco trasmette alla Soprintendenza competente due inventari: il primo comprende gli atti antichi dal 1156 al 1900; il secondo è relativo al periodo 1901-1963. L'inventario 1901-1963 separa le carte 1901-1924 da quelle del periodo 1925-1963. Dal 1966 l'Archivio di Chivasso resta senza personale assegnato.
Solo nel 1991 viene affidato un nuovo incarico alla dott.sa Annalisa Della Portella (deliberazione G.M. n. 20 del 1991) per il riordino dell'archivio di deposito dal 1964.
Il nuovo intervento inizialmente ha esaminato la revisione degli inventari del Fulchini 1901-1963 tralasciando deliberatamente il controllo della documentazione antecedente per ovvie ragioni di competenza.
Il criterio seguito è stato quello di accertare la rispondenza dei dossier alla descrizione dell'inventario, di ricostruire la pratica nel caso di smembramento dei faldoni e di classificare secondo il il prontuario adottato dal Fulchini le carte che, per diverse ragioni, non erano annoverate nel suddetto inventario.
Di fatto la revisione è stata molto complessa per la grossa quantità di documentazione che si è dovuta classificare ex novo. A questo proposito, per evitare correzioni sul vecchio inventario, èstato prodotto un nuovo repertorio che mantiene tutte le caratteristiche di identificazione dei dossier fornite dal Fulchini ma evidenzia, nella numerazione, le aggiunte, le nuove serie collocate a parte, i faldoni prima non classificati.
Per questo repertorio è stato utilizzato un programma di archiviazione tipo relazionale che organizza i dossier per ordine di sottofàscicolo e mantiene per ogni categoria inalterato l'ordine dato dal Fulchini.
Si segnala, in particolar modo, la nuova classificazione dei verbali C.E.M. e C.E.C, e dei fogli anagrafici di famiglia. Quest'ultimi vengono allegati al registro della popolazione dal 1864 (R.D. 31.12.1864 n. 2105): sono fogli intestati al capofamiglia e contenenti la descrizione di tutti i componenti. Sono stati ordinati alfabeticamente tutti i fogli eliminati nel 1962 dall'Anagrafe.

Premessa Storica

Da alcuni dossier (relativi agli anni 1911-1967) contenuti nel mazzo 2 dell'inventario 1924-1963 si può ricostruire i criteri di classificazione della documentazione e i diversi scarti che si sono succeduti per oltre un cinquantennio, con una discreta esattezza.
Tutto comincia il 16 dicembre 1911 quando il Prefetto di Torino, Vittorelli, scrive alla Città di Chivasso per dare comunicazione della circolare ministeriale n. 8900 relativa all'eliminazione degli atti amministrativi. Il Vittorelli sollecita la compilazione di un elenco descrittivo delle carte obsolete da sottoporre all'approvazione del Consiglio e da inoltrare poi, dopo visione del Prefetto, alla Soprintendenza competente per il definitivo nullaosta, come recita l'art. 74 del R.D. n. 1163 del 2.10.1911. Il carteggio conservato tra il 1916-1918 assicura l'informazione in merito alla tutela degli archivi e precisa, per la scarto, di attenersi al massimario trasmesso dalla Prefettura nel novembre 1918.
Con delibera consiliare del 19.8.1917 viene approvato il primo elenco di "carte, registri, stampati mutili" che vengono venduti al tipografo Luigi Boggio di Caluso per Lit. 20 al quintale, esclusa "ogni spesa di incassaggio e di trasporto". Il ricavato dei 13 quintali, per un totale di Lit. 260, come risulta dalla ricevuta della pesa pubblica, viene destinato alla Croce Rossa Italiana.
Vengono eliminati dall'elenco allegato alla delibera alcuni fascicoli per opera del soprintendente Giovanni Sforza.
Viene evitata la distruzione dei protocolli fino al 1910, dei ruoli, della corrispondenza riservata dal 1850 al 1910. La descrizione alquanto generica degli atti non ci permette di conoscere quanto altro materiale sia stato destinato al macero.
Del resto l'urgenza di reperire carta viene ribadita continuamente nella corrispondenza della Prefettura tanto che lo scarto viene sollecitato in ogni circolare per ottemperare il decreto 219. Il 25marzo 1918 il Prefetto, Taddei, richiama gli amministratori a non arrestare il lavoro di pulizia anzi li spinge a "farlo crescere d'intensità dato il prolungarsi dell'immane guerra che ci sovrasta è necessario ancora un maggior impulso all'opera benefica che tende ancora di facilitare il Mercato Nazionale per l'approvvigionamento del materiale occorrente alla fabbricazione della carta."
Per ottimizzare le operazioni di recupero si comunica l'indirizzo dell'Azienda Autonoma Rifiuti d'Archivio sita a Roma in Via Toscania n.10 che permette anche fuori "dell'orario normale d'ufficio" di provvedere allo smistamento della carta. Per tale servizio la C.R.I. compensa con una percentuale fino al 20 del provento.
I danni provocati dalla "frenesia dello scarto" in tempo di guerra sono avvertiti negli anni '30: il 16 marzo 1933 il Prefetto, Ricci, raccomanda "una maggiore ponderazione" e richiama i Comuni a redigere inventari delle scritture conservate, copie di questi dovranno essere depositati presso l'Archivio di Stato di Torino e presso l'Archivio di Stato di Roma come prescrive l'art. 73 del R.D. 1163.
Per rispondere alla richieste prefettizia, il 2 aprile 933, il Commissario di Chivasso, Barone Arnaldo Moro, affida l'incarico di riordino dell'archivio e dello scarto delle carte inutili a Francesco D'Anna, archivista della Prefettura di Torino. Quale onorario gli vengono riconosciute Lit. 5 per "ogni ora di lavoro oltre il rimborso delle spese di viaggio in seconda classe più il doppio decimo sul percorso Torino-Chivasso", accertato che tali compiti non possono essere disimpegnati dagli impiegati del Comune. Con delibera podestarile del 1 settembre 1933 XI si approva dunque la seconda tranche di scarto.
A memoria di tale lavoro resta un registro di 11 pagine sul quale si annotano, dividendo per categorie, i fascicoli di cui si chiede l'eliminazione.
Vogliamo trascriverne solo alcuni:

CAT.I Registri consiglieri Comunali 1808-1913;

CAT.IV Permessi di abitabilità 1903-1920;

CAT.V Parcelle alloggiamento truppe 1796-1798;

CAT.V Quietanze esattoriali 1798-1806;

CAT.XI Quietanze annonarie 1921;

CAT.Xn Pratiche relative alla distribuzione dei generi contingenti 1916-1921;

CAT.XI Registri prezzi vettovaglie 1876-1878;

CAT.XV Lettere di polizia 1916-1878;

CAT.XV Corrispondenza pregiudicati, ammoniti, sorvegliati, oziosi e vagabondi con informazioni e provvedimenti 1909-1928;

CAT.XV Meretrici 1928;

CAT.XV Arrestati politici 1925-1926;

CAT.V Inventari patrimoniali 1868-1887;

CAT.V Verbali verifica cassa 1925-1930;

CAT.VIII Ruoli militi.

A queste unità archivistiche devono essere aggiunti i dossier relativi a feste laiche e religiose, teatri e cinematografi e corrispondenza di Sindaci, Consiglieri e Giunte dal 1900 al 1926. Del riordino poi dei documenti correnti e di eventuali inventari non abbiamo alcuna traccia. Il terzo scarto, approvato l'8 luglio 1940 XVII dal Consiglio presieduto dal Commissario Prefettizio, Nestore Beiteli, viene firmato dal Segretario Comunale, Marco Ponsero.
Di questo nuovo elenco vogliamo segnalare l'eliminazione dei fogli di famiglia relativi al censimento del 1931. Ma forse si anticipava solo una tendenza legittimata anche nel 1979 dai suggerimenti per lo scarto forniti da Augusto Antoniella.
Dal 1940 al 1953 regna un assoluto silenzio per quanto conceme la tenuta dell'archivio comunale. Tra la primavera e l'autunno del 1953 riprende una fitta corrispondenza tra la Soprintendenza e il Comune. Quest'ultimo richiede un sopralluogo che verrà effettuato dal dott.G. Gentile, primo archivista dell'Archivio si Stato di Torino (vedi nota spesa a carico del Comune di Lit. 926 nette). A seguito di questa ispezione, il Comune deciderà un nuovo intervento per l'archivio e affiderà con del.G.M. del 22.12.1953 l'incarico al Segretario in quiescenza, Cav. Penserò. Il tempo previsto per quella che viene definita "una revisione generale dell'archivio" è di sette mesi per un costo "che deve essere contenuto in Lit. 85.000".
Da una relazione del Penserò, ricaviamo che questi per "lo scarto delle scartoffie" si è attenuto "più a quel poco di esperienza conseguita nei 45 anni di consultazione di atti di ufficio che alle norme prefettizie" impiegando circa 190 ore di lavoro. Il denaro non risulta sufficiente per la mole di lavoro e allora avviene un secondo stanziamento per il riordino che viene imputato sull'articolo 31 dell'esercizio 1954 di L. 60.000 pari a Lit.220 l'ora. L'attività archivistica del Penserò si protrae presumibilmente fino al 1956 e subisce diverse interruzioni: la prima è l'ottobre del 1954 quando scrive al Sindaco "che il lavoro non è stato terminato a causa dell'incipiente" freddo" ma il suo programma prevedeva di trasportare in archivio il materiale d'ai 1949 al 1953; ad aggiungere altro ritardo, era intervenuta la C.R.I. che non aveva ritirato la carta ammassata. D'altro canto l'Amministrazione non aveva ancora predisposto "la scansia" acquistata l'anno precedente. La sordità mostrata dall'Amministrazione ai problemi dell'archivio è nota di biasimo non solo del Penserò ma di tutti i riordinatori che si sono succeduti, compresa la sottoscritta. Già nel 1918 si era risposto al tipografo Boggio con due mesi di ritardo "per il molto lavoro d'anagrafe". Penserò stesso ci informa che, per la prima volta, i locali di archivio sono situati al piano ammezzato dell'edificio comunale (sono i dieci vani dei quali oggi disponiamo). Sempre dalla stessa relazione veniamo a conoscenza che, provvisoriamente, erano stati collocati degli armadi che lui aveva numerato e dei quali aveva redatto piantina. Negli armadi 25-32 colloca le pratiche dal 1890 al 1948, a parte, sistema leggi e decreti dal 1814 al 1919, nelle ultime camere posiziona l'archivio storico, creando di fatto un sezione separata. Di questo suo intervento però non fornisce un'esatta descrizione in quanto non aveva ricevuto ancora "gli stampati di descrizione". Il Penserò chiede un nuovo compenso per il lavoro in corso che comporta fatica fisica e trasporto delle carte "dallo scoperto" ai locali di archivio nonostante tale incombenza non si addica "alla carica che copriva in precedenza". Quasi certamente trasferisce nel corso dell'inverno i documenti relativi all'ultimo quarantennio, situandoli nella prima stanza, per facilitare la consultazione agli impiegati. Si offre inoltre di risistemare gli atti restituiti alla fine del 1953 che erano stati asportati in epoca imprecisata (probabilmente intomo al 1930), fra i quali l'inventario del 1874, e di collocarvi nei fascicoli di provenienza "aggiornando gli inventari previo accertamento dell'esistenza o non dei documenti ivi descritti o enumerati."
Ma anche di questo elenco delle carte recuperate non abbiamo altra conferma se non dalla nota del Penserò. Oggi abbiamo due copie degli inventari redatti dal Penserò e dai suoi diretti successori (non sono firmati e non esiste una presa d'atto da parte del Comune) che numerano progressivamente i volumi divisi per categorie e classi, di fatto creando un'unica sezione di archivio che va dai diritti di pesca del 1431 alle pratiche del 1950. E' una contraddizione concettuale rispetto alla collocazione fisica data dallo stesso Penserò ma in assenza di segnatura sui faldoni ci è impossibile dare riscontro a quanto si è letto nella sua relazione. Nel 1957 il lavoro è comunque ultimato; in una lettera inviata il 14 gennaio dalla Soprintendenza si constatano la conservazione e il buon ordinamento dell'archivio comunale e si sollecita l'Amministrazione a "munire i locali di mezzi antincendio". Nel 1960 il Sindaco, Gamba, comunica in risposta alla Soprintendenza che "ha fatto allestire un progetto, da attuarsi nel prossimo anno, per la sistemazione e il rinnovamento dei locali degli Uffici compresi quelli d'archivio". Quasi certamente tra il 1960 e il 1965 non solo non si provvede al sistema di sicurezza ma si lascia che l'archivio si riduca a contenitore di carta ammassata. Il 24 settembre1965 con delibera G.M. n.489 ratificata poi dalla delibera G.M. 247 del 28.10.1965 si decide un nuovo intervento per l'archivio. Si legge: "Constatato che l'archivio comunale nel suo complesso di archivio storico, deposito e corrente risulta da molti anni abbandonato in un inverosimile stato di disordine, ove la quasi totalità delle pratiche, degli atti sono rappresentati da affastellamenti caotici che rendono impossibile qualsiasi ricerca e rinvenimento di atti (...) e che nessun dipendente, per il tempo di cui dispone si può dedicare alla conservazione dei documenti attualmente lasciati sui davanzali delle finestre, per mancanza di idonei scaffali (...) si delibera di affidare l'incarico a Cannine Fulchini", ex archivista della Prefettura di Asti, riordinatore già nel Canavese e nell'Alessandrino, il commento del Fulchini dopo il sopralluogo dell'agosto 1965: "in generale un caos impressionante sinonimo di incuria e di spregio". All'indomani dell'ispezione l'incaricato non doveva aver preso visione degli inventari del Penserò poiché' immagina di dover operare una prima ricognizione di tutto il materiale per "smistarlo e dividerlo ed inventariarlo in conformità di quanto precisano le disposizioni di legge in materia di archivio". Fulchini chiede all'Amministrazione un compenso di L. 1.300.000 da corrispondere in quatto rate per il riordino e la redazione di quattro copie dell'inventario. Si impegna a iniziare i lavori per dicembre ma vuole poter disporre di operai per i necessari spostamenti delle carte. Sappiamo che l'archivista sistema al piamo mezzano gli atti antichi e il catasto, al primo piano, in fondo al corridoio, sul lato sinistro, colloca i documenti dal 1901 al 1964 mentre richiede un altro locale per la raccolta di gazzette, leggi, decreti. Fulchini constata l'inutilizzazione di vecchi armadi e propone l'acquisto di scaffalatura metallica aperta con piani montati "a ganci" per circa 800.000 lire. Provvede, inoltre, a ordinare faldoni e cancelleria; segue la trattativa privata con molta perizia dimostrando la qualità superiore della fornitura della MOBMetal di Calenzano (FI). Il 4.6.1966 si delibera lo scarto della terza franche che vede destinare al macero il carteggio relativo all'assistenza, ai carcerati, ai sorvegliati oltre a documenti e registri obsoleti per un totale di 360 unità archivistiche. Seguiranno altri due scarti per mano di Fulchini, nel giro di quattro mesi quasi 30 quintali di carte vengono distrutte. Il lavoro viene ultimato nell'agosto del 1966. Fulchini scrive al Sindaco: "... ho schedato 3250 unità colla mia buona volontà e pazienza da certosino; l'opera è stata eseguita dall'inizio alla fine, con scrupolosità e coscienza per cui mi dichiaro soddisfatto e tranquillo". Nel dicembre 1966 il Sindaco trasmette alla Soprintendenza competente due inventari: il primo comprende gli atti antichi dal 1156 al 1900; il secondo è relativo al periodo 1901-1963. L'inventario 1901-1963 separa le carte 1901-1924 da quelle del periodo 1925-1963 che riprendono la numerazione per categoria dal 1925 e comprendono documenti fino al 1965. Il Fulchini utilizza il prontuario di classificazione delle 15 categorie dividendole all'interno per classi e fascicoli. Istituisce serie a parte per deliberazioni, bilanci, consuntivi, mandati, edilizia privata.

Note

A. Antoniella, L'archivio comunale postunitario, La Nuova Italia, Firenze, 1979
Non risulta in nessun atto dell'Amministrazione memoria di questo furto di documenti.

Inventario Atti 1901 - 1924

Inventario Atti 1925 - 1963