Regione Piemonte

Palazzo L. Einaudi

Ultima modifica 28 settembre 2017

Palazzo dell’economia e del lavoro “Luigi Einaudi” Ex Caserma “Generale Carlo Giordana”

Non sono disponibili dati precisi circa l’anno di costruzione di questo edificio, tuttavia, si ipotizza che la struttura risalga al 1600 e sia stata destinata a posto di sosta per i militari di passaggio.

All’estremo limite sud della fortificazione della città veniva individuato sulle mappe un “Quartiere Militare”.

Nell’ Ottocento l’esistenza della caserma trova conferma in un disegno del tipografo coevo Clemente Rovere.

Nella prima metà del secolo e durante il Risorgimento venne utilizzata frequentemente quale sede di una delle tante legioni di patrioti che a quel tempo servivano da ausilio all’esercito regolare.

In seguito l’edificio vede l’alternarsi di vari corpi militari (Fanteria, Bersaglieri, British Italian Legion, Alpini , ecc.) ma non gode di un presidio stabile fino al 1915, quando diventa sede della 6° Sezione del Reggimento Genio Ferrovieri che gestisce la linea ferroviaria Chivasso - Aosta.

Nel 1931 parte dell’immobile è ceduto al Distretto Militare di Chivasso e il “Nuovo Quartiere Militare” assume la denominazione di Caserma “Generale Carlo Giordana”.

Dal settembre 1943 le Brigate Nere della Repubblica Sociale Italiana e alcuni Reparti della “Wermacht” occuparono l’edificio, utilizzandone alcuni locali come prigione, ma con la Liberazione la caserma tornò al Genio Ferrovieri.

Nel 1993 il fabbricato viene riconsegnato al Comune di Chivasso e nell’anno 2000, per scelta e interessamento dell’amministrazione comunale, viene restaurato totalmente per diventare il Palazzo dell’Economia e del Lavoro “Luigi Einaudi”.

L'orologio del tempo nuovo

orologio nuovo

Il palazzo riporta sul timpano un ricordo della Rivoluzione Francese, periodo in cui Chivasso era terra di Francia e in cui molto probabilmente l’edificio era già stato costruito: un Orologio del Tempo Nuovo. Infatti, nel travolgente bisogno di rivoltare l’assetto sociale , razionalizzare la vita civile, epurare e sostituire, la Rivoluzione sentì anche l’esigenza di riformare il metodo di misurazione del tempo.

Il giorno del Tempo Nuovo, era suddiviso in 10 ore, ogni ora in 100 minuti e ogni minuto in 100 secondi (tutti ovviamente più lunghi del tempo vecchio). (vedi tabella conversione ore)

Mentre i nostri orologi misurano il trascorrere di una giornata con due giri completi del quadrante, l’orologio di questo Palazzo compie lo stesso percorso in un solo giro.

La riforma dell’ora non funzionò e venne abolita da Napoleone nel 1806 perché, tra l’altro, non vennero costruiti che pochi orologi secondo il nuovo sistema e non risulta che ne sia mai stato utilizzato qualcuno esternamente per rendere un pubblico servizio.Un ricordo sopravvive adesso nella realizzazione postuma dell’orologio decimale a muro, a memoria di uno sconvolgimento storico che ha posto le basi delle riforme democratiche in Europa.

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