Regione Piemonte

Storia

Ultima modifica 4 ottobre 2017

Dal 1164 al 1695

La storia dell'insediamento in età romana e alto-medievale rimane velata da nebbie.
Il nostro excursus inizierà dal 1164, anno importante per Chivasso: infatti, quello che dev'essere un povero villaggio di pescatori fluviali, raccolto intorno alla primitiva chiesa collegiata di San Pietro, viene infeudato dall'imperatore Federico Barbarossa alla stirpe degli Aleramici, marchesi del Monferrato.
Questa dinastia sa approfittare della nodale posizione geografica del nuovo feudo, che risulta infatti collocato lungo le vie che dalla Francia, oltrepassando valichi alpini e attraversando la Pianura Padana, conducono in Lombardia per giungere infine a Roma.
I marchesi dotarono Chivasso di un poderoso castello dove spesso risiedeva la loro corte, con fortificazioni e torri di vedetta, di cui una, risalente al 1019, è ancora presente nei pressi del Duomo.
Nel 1307 il principe Teodoro I costruì una zecca con facoltà di coniare monete d'oro e d'argento, mentre suo nipote, Teodoro II, iniziò la costruzione della nuova chiesa collegiata di Santa Maria, rinforzò le mura e le "Cerche", due ampie e profonde fosse, che partendo dal Po giungevano all'Orco, accerchiando la città ad Est e a Nord di corsi d'acqua artificiali detti "rogge" per bonificare ed irrigare i terreni circostanti ed infine diede alla città la facoltà di tener fiere e mercati.
Quando, nel 1435, la città passa dalla dinastia dei Paleologi, subentrati da un secolo agli Aleramici, a casa Savoia, non perde tuttavia la propria importanza come centro di mercanti e artigiani, infatti nell'ultimo quarto del Quattrocento, vi fiorisce l'ancor giovane arte della tipografia, contemporaneamente è attiva e fiorente l'attività dei prestigiosi plasticatori, argentieri e intagliatori del legno, e soprattutto dei pittori; in particolare il casalese Giovan Martino Spanzotti, che qui tiene bottega dal 1502, nonché Defendente Ferrari chivassese di stirpe, attivo fino agli anni Quaranta del Cinquecento.
La prima metà del XVI secolo è caratterizzata da pestilenze e saccheggi da parte dei mercenari svizzeri e dei Lanzichenecchi: a completare il tragico quadro si aggiunge, nel 1536, l'occupazione delle truppe francesi. Nel 1542 gli invasori transalpini atterrano tutti i borghi fuori le mura.
Alcuni anni dopo la pace di Chateau-Cambrésis (1559) Chivasso torna sotto i Savoia cui rimane, nelle avversità, sempre fedele: per questo merito è insignita dai sovrani dei titoli di città (1690) e di contessa di Castelrosso (1695).

Dal 1705 a oggi

Nel 1705 la cittadina - che non ha perso la propria importanza strategica - sostenne eroicamente l'assedio delle truppe francesi: permettendo così alla capitale dello stato, Torino, di prepararsi alla difesa e di non essere espugnata.
Anche grazie a questo eroico gesto, nel 1759 Carlo Emanuele III, formalizza l'atto con cui si conferma a Chivasso il privilegio di insignirsi del titolo di Città sollevandola dalla franchigia, esonerando, cioè, i chivassesi dal pagamento delle relative tasse.
Nel 1753 i Chivassesi festeggiarono la solenne beatificazione del loro concittadino Angelo Carletti, francescano osservante vissuto nel Quattrocento e universalmente noto per la compilazione di un prontuario destinato ai confessori detto Summa Angelica, oggi egli è il santo protettore della città.
Nel settimo decennio del secolo XVIII, l'allevamento equino ha grande incremento nella campagna di Chivasso, grazie alla costituzione della Mandria, tenuta reale sita a nord-est dell'abitato.
Durante il periodo napoleonico, la cittadina viene amministrata dai Francesi e inclusa nel Dipartimento della Dora: in questi anni comincia ad attuarsi l'abbattimento delle antiche fortificazioni, che nei decenni successivi darà origine ai viali ancor oggi esistenti.
Dopo il congresso di Vienna (1815), il comune torna sotto il dominio sabaudo e negli anni Cinquanta dell'Ottocento comincia ad acquisire importanza come nodo ferroviario; il decennio seguente è, invece, segnato dalla costruzione del monumentale Canale Cavour, che tuttora parte da Chivasso. Nel 1870 sul fiume Po, che divide l'abitato dalle colline, viene gettato un maestoso ponte in muratura: distrutto nel 1994 da un'alluvione, sostituito in seguito dall'attuale in cemento armato.
Nella seconda metà del XIX secolo Chivasso incrementa la sua importanza come centro commerciale, e vi prosperano locande e alberghi: la vita borghese della cittadina trova un sensibile descrittore nel pittore Demetrio Cosola (1851-1895). Particolare sviluppo ha il mercato del bestiame che si svolge in Piazza d'Armi, al confine occidentale del centro storico: nel Novecento, tale compravendita trova poi una sede congeniale nel complesso del Foro Boario.
Altro motivo per cui va ricordata piazza d'Armi è perché tuttora vi prospetta, con la sua bella facciata settecentesca in mattoni a vista, Palazzo Tesio: qui, nel 1943, viene firmata la "Carta di Chivasso", importante documento riguardante l'autonomia delle regioni alpine.
Dai tardi anni Cinquanta del XX secolo inizia, anche per la cittadina canavesana, un periodo di decollo economico, con rapida espansione demografica ed edilizia: ai piccoli stabilimenti industriali già funzionanti - manifattura di tessili, concerie, distillerie - si aggiunge l'impianto della centrale termoelettrica ENEL e soprattutto il grandioso stabilimento automobilistico Lancia (1963). Dopo la chiusura di quest'ultimo (1993) e la sua riconversione, la città si è oggi parzialmente risollevata investendo sempre più sul settore terziario.