Treno della Memoria - 75° Anniversario della Liberazione

Published on 24 April 2020 • 2020 , News

"Il fascismo che nega le idee altrui, non è un'idea. È l’antitesi delle libertà e per tanto va solo e sempre combattuto" (Sandro Pertini, 7º Presidente della Repubblica Italiana, 1890-1986).

Il 25 aprile è la data che ricorda la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista e la fine della guerra.
Crediamo sia opportuno sottolineare che la guerra partigiana, combattuta tra il 1943 e il 1945, ebbe come protagonisti giovani e giovanissimi.
Ci fu un’intera generazione che imbracciò le armi, mettendo a repentaglio la propria vita per seguire quegli ideali che avrebbero consentito al proprio Paese ed alla popolazione italiana di vivere una vita di pace e di libertà, di riconquiste sociali e di benessere economico.
Combatterono mettendo passione, abnegazione, spirito di sacrificio, sapendo di rischiare la vita ad ogni azione, ad ogni spostamento, in combattimento o per delazione.
Le partigiane ed i partigiani, le staffette avevano per lo più un’età compresa tra gli undici-dodici anni e i 18-21-24 anni. I più “vecchi” erano i comandanti, alcuni dei quali superavano di poco i vent’anni.
I racconti che li riguardano sono racchiusi nelle lettere dei condannati a morte e nelle storie che riguardano episodi piccoli e grandi di paura, di sacrificio, di valore.
Non ultima la storia di una bambina di dodici anni che faceva la staffetta.
Fermata ad un posto di blocco tedesco, la bambina fu fatta spogliare completamente per scoprire se avesse nascosto qualche messaggio per i partigiani. Un foglietto la bambina lo aveva, schiacciato e nascosto nella punta di una scarpa. Fortunatamente il foglietto rimase incastrato nella calzatura e la dodicenne fu rilasciata. La bambina spiegò di aver visto la morte in faccia ma, nonostante questa terribile esperienza, non raccontò l’episodio alla mamma. Temeva di non poter più svolgere il suo compito.
Fra le esperienze drammatiche di quegli anni, ci fu anche la persecuzione razziale, la deportazione e lo sterminio di Ebrei, politici, persone disabili, testimoni di Geova, zingari.
Oggi i giovani studiano la storia, anche se a distanza di decenni è difficile mettersi nei panni di coloro che, coetanei, subirono una storte tanto perversa e disastrosa. Ma c’è un’esperienza, quella dei Viaggi della Memoria, che conduce i giovani nei luoghi dello sterminio. Ebbene, da questi viaggi, dove il silenzio è sovrano ma tutto parla di quello che è stato, i nostri giovani tornano più consapevoli, cambiati, come essi stessi raccontano nelle testimonianze che qui riportiamo.

I giovani chivassesi che hanno intrapreso il viaggio lo scorso annoL'8 febbraio gli studenti dell'IIS Europa Unita e Del Liceo Newton sono partiti con il progetto "Treno della Memoria" per un percorso di storia e memoria che li ha accompagnati a visitare il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau in Polonia. Solitamente, l'esperienza termina con un incontro di restituzione dell’esperienza vissuta ai cittadini di Chivasso, ma quest'anno non si potrà fare.
Alcuni studenti hanno voluto lo stesso lasciarci la loro testimonianza di questo che loro stessi definiscono "profondo e sofferente viaggio", un'"esperienza fonadamentale", un viaggio che non finisce mai perchè tramandare il passato è importante per il nostro futuro.