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La persecuzione degli ebrei chivassesi

Last update 3 April 2019

La presenza ebraica in chivasso

La storia degli ebrei Chivassesi è legata alla storia del nostro mercato. già fiorente attorno al 1200 sotto i portici adiacenti all’antica Via della Ruta.
Gli ebrei furono i primi a dedicarsi alle attività commerciali, poichè la Chiesa Cattolica scoraggiava il commercio fra i Gentili.
I mercanti Ebrei si stabilirono in quella Via, dove sorse anche una sinagoga...
Per le note ragioni sorse bene presto anche a Chivasso il sentimento all’antisemitismo.nel clima inquisitorio del XV secolo il 20 Dicembre 1471 l’intera Comunità Ebraica fu espulsa dalla Città.

In seguito fu loro permesso di rientrare e nel 1630 avevano raggiunto le 1400 unità.
Nove anni dopo a causa della peste della avversione dei Savoia e della occupazione Spagnola furono di nuovo ridotti a poche unità.

Tratto da:
“La presenza ebraica a Chivasso”
a cura di Roberto Nespolo dal libro “Combattere per non obbedire” di Giuseppe Banfo Ass. Punto a Capo – editrice Serigraf

I deportati ebrei di Chivasso
Levi Arrigo - nato a Chivasso il 20/12/1882 morto in un lager nazista, in data ignota

Sacerdote Ernesta, vedova Segre nata a Chivasso il 11/12/1884 morta a Mauthausen in data ignota

Segre Abramo nato a Chivasso il 9/7/1920 morto a Mauthausen in data ignota

Segre Rosa nata a Chivasso il 2/9/1922 morta a Mauthausen in data ignota

La persecuzione degli ebrei chivassesi

Durante il periodo fascista, a Chivasso non risiedeva una comunità ebraica molto numerosa, tuttavia è bene ricordare che anche qui le leggi razziali del 17 novembre 1938 sconvolsero profondamente l’esistenza di almeno dieci nostri concittadini.
Sembra, infatti, che in quegli anni vivessero in città tre nuclei ebrei: la famiglia Levi, composta da quattro persone, la famiglia Segre, che contava la madre e i due figli e la famiglia Ghiron, giovane coppia di sposi proveniente da Trino Vercellese, lui ebreo e lei cattolica. Alcune voci, poi, testimoniano la presenza di due militari ebrei in forza alla Caserma Giordana.
Se dei Levi e dei Segre, commercianti di stoffe pregiate che svolgevano la loro professione nella centralissima Via Torino, abbiamo qualche notizia, degli altri non ci è stato possibile reperire alcuna informazione e non sappiamo quale fu il loro destino alla fine della guerra.
Da alcune testimonianze risulta che i Levi riuscirono a sfuggire all’ira nazi-fascista, lasciando la loro abitazione qualche giorno prima del rastrellamento tedesco. Giacomo Levi, tornato a Chivasso, fu nominato segretario del Comitato di Epurazione antifascista nell’agosto 1945.
Problematico è ricostruire la vicenda di Arrigo Levi, con molta probabilità catturato nel luogo in cui aveva cercato rifugio, deportato in campo di concentramento in Germania e lì morto in data ignota.
Stesso tragico destino toccò alla famiglia Segre: dal “Libro della Memoria” (consultabile presso la Biblioteca della Comunità Ebraica di Torino) in cui sono elencati tutti gli ebrei scomparsi nell’Olocausto, risulta che tutti e tre vennero deportati nel lager di Mauthausen e non fecero più ritorno. Strana storia la loro: si racconta infatti che vennero denunciati alle SS da un tale di Chivasso, a cui avevano prestato 20.000 lire, il quale evitò così di saldare il debito.
All’epoca dei fatti, la madre Ernesta Sacerdote, vedova di Attilio, aveva presumibilmente raggiunto la sessantina, mentre la figlia Rosa aveva poco più di vent’anni.
Abramo, detto Mino, di qualche anno più vecchio, aveva da poco ottenuto il diploma di maestro elementare; di lui si sa che fu un carissimo amico di Boris Bradac, il comandante partigiano ucciso dai tedeschi nel 1945.
Due vite, due storie: due giovani vittime della stessa assurda e crudele ideologia nazi-fascista.